12 marzo 2023

Il Foehn

Negli ultimi giorni il vento di Foehn è stato assoluto protagonista nelle vallate alpine, causando anche diversi danni nel Torinese, come numerosi alberi caduti e una palazzina scoperchiata. Purtroppo si segnala anche una vittima.

Muro del Foehn sopra le Alpi Biellesi visto da Viverone (BI) – foto di Alessandro Piazza

Le raffiche hanno superato gli 80 km/h in pianura, mentre in quota si sono toccati valori ben più elevati, in alcune zone della Val Susa anche superiori a 180 km/h, come i 193,1 km/h registrati alla Sacra di San Michele, a 938 metri di quota.

Dati dalla stazione ARPA Piemonte di Avigliana (TO)

Ma cos’è, e da cosa è generato questo vento?

Il Favonio, detto anche Foehn o Föhn, è un vento di caduta caldo e secco. Soffia quando una corrente d’aria incontra un ostacolo ed è costretta a salire di quota per superarlo, per poi ridiscendere sul versante opposto. L’ostacolo in genere è rappresentato da una catena montuosa.

In un ingresso perturbato l’aria fluisce dalla zona con pressione atmosferica maggiore verso quella con pressione minore per colmare la differenza e ristabilire l’equilibrio. Quando sulla sua strada incontra rilievi montuosi di una certa altezza l’aria è costretta a salire per sollevamento forzato. Facendo ciò, si raffredda e si espande, e l’umidità in essa contenuta dà vita alle precipitazioni. Una volta superata la catena montuosa, la massa d’aria perde la sua umidità e letteralmente “rotola” sui pendii, riscaldandosi per effetto della compressione adiabatica.

Per “Foehn” si intende comunque solamente la parte del processo in cui l’aria scende e si scalda. Le correnti che risalgono di quota raffreddandosi e condensando vengono invece definite “Stau”.

Schema che riassume la genesi dei fenomeni dello Stau e del Foehn

Il raffreddamento sul versante sopravvento è piuttosto lento, mentre il riscaldamento su quello sottovento è molto veloce. Ne consegue che l’aria arriva a valle con una temperatura più alta rispetto a quella che aveva prima di incontrare. Nel dettaglio la temperatura si alza di circa 10°C ogni 1000 metri di discesa.

Nella zona in cui soffia il Foehn il cielo si presenta terso e l’umidità è bassissima, con ottima visibilità. Al di sopra delle montagne da cui il vento scende invece si vede il classico muro nuvoloso associato alla perturbazione che sta scaricando la sua umidità sul lato opposto.

In questo video girato l’11 marzo 2023 si vede sia il muro del Foehn che la situazione critica dell’innevamento sulle Alpi.


Più è imponente l’ostacolo che l’aria deve superare e maggiore è la differenza di pressione tra i due lati, più le raffiche saranno intense, più l’aria si scalderà scendendo e più vasta sarà la zona interessata dalle condizioni favoniche. Per questo motivo rilievi minori causano un effetto locale, mentre quando il Foehn scende dall’arco alpino spesso porta cielo sereno e bassissima umidità su tutta la Pianura Padana.

Tipiche condizioni favoniche al Nord-Ovest

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10 marzo 2023

Siccità drammatica al Nord Italia

Una siccità sempre più drammatica al Nord Italia anche in questo inizio di primavera meteorologica.

Pensavamo di aver visto tutto con la siccità del settentrione lo scorso anno ma il deficit idrico peggiora giorno dopo giorno per l’assenza di prolungate fasi perturbate.

Anzi assieme a questo si registrano in continuazione temperature troppo elevate per il periodo che incrementano ancora di più il processo di evapotraspirazione tra le piante e i terreni, ma anche di fusione della neve.

Parlando proprio della neve arriviamo a Marzo con un deficit di -63% cioè abbiamo 1/3 della neve rispetto alla media del 2011-2021. Ancor più incredibile è che sta andando pure peggio del 2022 e non di poco.

Mappa e dati a cura di CIMA Research Foundation. Nel grafico è visibile l’andamento dell’equivalente idrico nivale alpino. La linea rossa rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso

La situazione dei fiumi e i grandi laghi

In Piemonte a febbraio il deficit di pioggia è stato mediamente quasi del 90%, ma è andata anche peggio nei bacini del Ticino, Toce, Agogna, Orba, Po, Tanaro, Dora Baltea, insomma nessuno si salva in questa regione sempre più secca.

Foto del Sesia il 6 Marzo nel vercellese da Simone sul nostro gruppo telegram

In pianura padana risulta solo parte dell’Emilia-Romagna centro-orientale in surplus pluviometrico con un +37% in questa stagione invernale segnata anche dal ritrovato straripamento della diga di Ridracoli(FC). Un evento che non si verificava più dal 2021.

A questo si contrappongono oltre la regione piemontese anche il vicino piacentino con i bacini idrici troppo vuoti. I corsi d’acqua restano inferiori al 2022.

Il Po tocca un -73% rispetto alla media storica. Anche in Lombardia la situazione è preoccupante con un -60% di disponibilità idrica sempre rispetto alla fase corrente.

In Veneto sono caduti in media 3mm lo scorso mese in grave calo portando i livelli di falda a valori pari od inferiori al minimo storico. L’Adige segna un deficit del 73%. Ovviamente dei grandi laghi non si salva nessuno.

Una crisi conclamata visto che ormai manca sempre meno tempo alla stagione calda e che richiederà sempre più acqua quando di questa ne abbiamo sempre meno. Serve una risposta rapida ed efficace nella gestione idrica per evitare brutte scottature.

Andando al Centro-Sud invece non si rilevano particolari criticità a seguito delle piogge in questi ultimi mesi.

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