15 febbraio 2026

Gennaio è il quinto più caldo di sempre a scala globale

Gennaio 2026 è il 5° più caldo di sempre a scala globale. Infatti dai dati di Copernicus è stato di 1,47°C sopra la media del periodo preindustriale mentre di +0,51°C rispetto al 1991-2020, con temperatura assoluta di 12,95°C.

E’ stato di 0,28°C più “fresco” del gennaio 2025 (tutt’ora il più caldo).

Uno vedendo questi dati si direbbe, ma come a gennaio c’è stato del freddo in Europa e in Italia, come al solito le cose vanno viste non a sensazione personale, non a livello del proprio orto ma nel suo insieme.

Focus sulle maggiori anomalie termiche

Si notano due aree con anomalie termiche opposte e molto marcate sull’emisfero settentrionale. L’area con le anomalie negative più rilevanti è stata quella compresa tra l’Europa orientale e la Siberia: un blocco di aria gelida “pellicolare” che non si vedeva da diversi inverni. Pensate che, in alcune zone, il mese appena trascorso si è chiuso mediamente a 7 °C sotto le medie del periodo.

Un’area così estesa ha favorito anche nevicate da record in Giappone. Nella prefettura di Aomori, la neve ha raggiunto 1,7 metri in pianura (il 3 febbraio), il valore più alto degli ultimi 40 anni, secondo l’Agenzia Meteorologica Giapponese.

Se osserviamo invece le anomalie negative sugli Stati Uniti orientali, notiamo che sono meno marcate, anche perché si tratta di aree dove gli scambi meridiani tra masse d’aria diverse sono all’ordine del giorno.

Di contro, un caldo record ha interessato la Groenlandia e buona parte dell’Artico, dove l’estensione della banchisa è stata la 3° più bassa mai registrata.

Si nota bene, infine, come nel Mediterraneo le temperature siano risultate solo leggermente sopra la media del periodo, nonostante tutto quel freddo presente a nord-est.

Un mese molto caldo è stato su buona parte dell’Australia dove per diversi giorni le massime sono finite attorno i 50°C.

Un focus sulle anomalie termiche nell’Emisfero settentrionale – fonte Copernicus

Gennaio per l’Europa?

Se si guarda invece come è andato gennaio per l’Europa è stato il più freddo dal 2010, ed il terzo più freddo dal 1987. L’anomalia negativa è stata di 1,63°C rispetto al 1991-2020 (che ricordiamo essere il trentennio più caldo).

Un raffreddamento che ha interessato soprattutto i settori europei nord-orientali, grazie alla continua discesa di aria gelida Artica per una corrente a getto polare più ondulata nella seconda parte del mese. Il mediterraneo oltre a rimanere ai margini di questa circolazione, porta con se un surplus di calore dal mare per l’anomala stagione estiva.

Un mese di gennaio che ha fatto ricordare come erano gli inverni del nostro continente prima del 2010, ma comunque molto lontano da quelli che erano prima del 2000. Un mese contraddistinto anche da una buona copertura nevosa arrivata fino al 70%.

Anomalie termiche al suolo per l’Europa nei mesi di gennaio dal 1980 ad oggi – fonte Copernicus

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06 febbraio 2026

Milano-Cortina 2026: quando anche l'inverno si scalda

Milano Cortina 2026: ci ha mostrato come il riscaldamento globale stia sempre più influenzando l’inverno e anche le Olimpiadi invernali. Infatti oltre alle temperature sopra la media del periodo, la neve non si è fatta vedere nella parte iniziale della stagione fredda sulle Alpi orientali.

A Cortina, a febbraio, dal 1956 al 2025 le temperature sono aumentate in media di 3,6 °C (6,4 °F visibili nel grafico), secondo uno studio di Climate Central.

Un aumento di quasi 4°C ai 1200m circa delle Alpi, infatti la neve ormai ha difficoltà a rimanere sotto i 2000m anche durante il periodo più freddo. In libera atmosfera significa che in zona la quota neve si è alzata di circa 600m negli anni (la temperatura salendo in quota diminuisce di 1°C ogni 150m).

Variazione delle temperature a febbraio dal 1956 al 2025 a Cortina d’Ampezzo

Le condizioni non sono più ottimali per gli sport invernali. Queste tendenze al riscaldamento sta portando ad una netta diminuzione delle giornate in cui il termometro rimane sottozero.

Cortina d’Ampezzo registra ora 41 in meno di questi giorni all’anno rispetto a quando i Giochi si tennero lì per la prima volta nel 1956.

Inoltre, il numero di località ospitanti affidabili sta diminuendo con il riscaldamento del pianeta. Probabimente, su 93 potenziali siti ospitanti, solo 52 avrebbero condizioni affidabili e sicure per gli atleti, tali da poter ospitare le Olimpiadi invernali nel 2050.

Gli eventi paralimpici che si svolgono a marzo andranno incontro a maggiori criticità.

Come contrastare i cambiamenti climatici in montagna?

Il riscaldamento globale sta trasformando profondamente gli ambienti montani e mettendo a rischio il futuro degli sport invernali. Se alle prime Olimpiadi del 1924 quasi tutte le gare si svolgevano all’aperto, oggi molte discipline sono state spostate al coperto o dipendono da infrastrutture artificiali a causa dell’aumento delle temperature. Neve sempre più scarsa e inverni più brevi costringono gli atleti a inseguire condizioni favorevoli, riducendo le opportunità di allenamento e aumentando i costi ambientali.

Sport come snowboard, sci alpino e bob sono già fortemente penalizzati: stagioni accorciate, gare cancellate, piste refrigerate artificialmente che consumano energia.

Contrastare il riscaldamento globale in montagna significa ridurre le emissioni, limitare la dipendenza da innevamento e refrigerazione artificiali, ripensare i grandi eventi sportivi in chiave sostenibile e proteggere gli ecosistemi alpini. Senza interventi concreti, non è solo lo sport a essere in pericolo, ma l’intero equilibrio ambientale delle montagne. Ripensare anche un turismo basato sulla neve.

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03 febbraio 2026

Inizio anno con tempeste estreme sull'Europa Occidentale

È passata appena una settimana e il ricordo della tempesta Kristin è ancora vivo per cosa abbiamo visto. Se ne è parlato poco qui da noi, ma i danni ricordano incredibilmente la tempesta Vaia del 2018.

Se questa tempesta portoghese è stata di estensione minore, i venti che si sono sprigionati nel comune di Coimbra sono stati davvero incredibili. Le raffiche hanno addirittura superato i 200 km/h, lasciando una devastazione senza eguali per queste località.


Un milione di persone è rimasto senza corrente elettrica, e ancora oggi qualcuno deve riaverla. Case sventrate, piccoli aeroveicoli rovesciati e ben 6 morti. Interi boschi rasi al suolo, come nell’immagine in alto a destra da MeteoMira , che evoca in molti abitanti del Triveneto brutti ricordi.

Tutto questo è avvenuto poco dopo il terribile ciclone Harry, che ha duramente colpito le Isole Maggiori e la Calabria, dove, seppur i venti siano stati meno intensi, le mareggiate sono state ben più distruttive.

Entrambe le circolazioni rientrano nelle perturbazioni atlantiche, quindi cicloni extratropicali, che si intensificano a causa di temperature sempre troppo miti anche nella stagione fredda. Basta un minimo impulso di aria polare a generare forti contrasti termici e fenomeni estremi.

Un inverno che è diventato autunno per la brutalità dei fenomeni.

Anomalie della temperatura superficiale del mare per gennaio 2026 – fonte Copernicus

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